
La predicazione.
L’arrivo del Messia, vale a dire la prima venuta, segna lo spartiacque tra vecchio e nuovo testamento.
Prima di immergerci nella parola predicata dal Messia, però, voglio fare un inciso su alcuni termini biblici. Esiste un aspetto della Parola di Dio, spesso trascurato, soprattutto per ignoranza, anche dai cristiani. Infatti, nonostante possa sembrare strano e fuori dai comuni contesti religiosi, la Parola di Dio, seppur appartenente all’ordine spirituale delle cose, ha una valenza fortemente, e innanzi a ogni cosa tutta, giuridica. Noi crediamo, ed essendo cristiani lo crediamo eccome, che Dio ha creato tutte le cose, così come leggiamo in più pagine della Bibbia (Genesi 1:1 In principio Dio creò il cielo e la terra…) e soffermandoci su questo dolcissimo salmo:
[1] Al direttore del coro. Salmo di Davide. I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani. [2] Un giorno rivolge parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra. [3] Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode, [4] ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all’estremità del mondo. Là, Dio ha posto una tenda per il sole, [5] ed esso è simile a uno sposo che esce dalla sua camera nuziale; gioisce come un prode lieto di percorrere la sua via. [6] Egli esce da un’estremità dei cieli e il suo giro arriva fino all’altra estremità; nulla sfugge al suo calore. (Salmi 19:1-6)
non possiamo che attribuire a Dio stesso la proprietà, intesa nel senso giuridico del termine, della creazione tutta. Fermo restando che l’aspetto giuridico dell’opera di Dio, il cui peso non è tenuto in giusto conto dall’umanità, sarà argomento di un successivo approfondimento, sottolineo l’appartenenza ad un contesto giuridico di termini biblici, più che consumati, come testamento (atto giuridico con cui si dispongono volontà da attuare post mortem), Legge (norma di condotta emanata da chi detiene il potere legislativo), patto (contratto tra viventi), promessa (dichiarazione unilaterale di volontà), eredità (successione a titolo universale nel patrimonio), e per concludere giustizia (riconoscere e rispettare diritti secondo la ragione e la legge).
[24] Quanto sono numerose le tue opere, Signore! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze. (Salmi 104:24)
Nell’opera della salvezza si abbisogna che il cristiano veda e riconosca quanto Dio tiene al destino della creatura più importante del creato (Genesi 2:1 Poi Iddio disse «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…). Dio si addolorò molto quando dovette cacciare dall’Eden Adamo ed Eva, ma come abbiamo già detto, la cacciata era necessaria, poiché lo spirito dell’uomo si era corrotto con quello di Satana, e la creazione tutta, a questo punto era corrotta. Ma Dio non ci abbandona, mai, come canta un salmo Dio è fedele, ed è per questo motivo che il suo unico scopo, e la Bibbia ne è la testimonianza di quanto sto a dire, è la salvezza dell’uomo, vale a dire salvare l’uomo dalla morte del peccato (prima che l’uomo peccasse non conosceva la morte). La venuta del Messia, così come raccontano anche le profezie, rientra nel piano della salvezza che Dio ha preparato per l’uomo.
[17] Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. (Vangelo secondo Giovanni 3:17)
Tutta la predicazione di Gesù Cristo non fa che annunciare la buona notizia, quella della salvezza. Nessuno fu escluso dall’annuncio, romani, greci, giudei, pagani, samaritani, farisei, tutti erano destinatari potenziali del suo messaggio affinché l’annuncio fosse fedele al patto che Dio aveva fatto con se stesso: il messaggio di salvezza è universale. Il Messia, durante la sua predicazione, era anche chiamato Maestro per via dei numerosi insegnamenti impartiti alle folle nel suo andare per i villaggi della Giudea. Ricordo a questo punto quello che ci racconta Giovanni:
[1] C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. [2] Egli venne di notte da lui e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». [3] Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». (Vangelo secondo Giovanni 3:1-3)
Paolo spiega bene il senso di questo nascere di nuovo:
[17] Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. (Seconda lettera ai Corinzi 5:17)
e aggiunge nella lettera ai Romani:
[1] Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, (Lettera ai Romani 8:1)
Se Paolo afferma che non c’é condanna allora la pena per i peccatori è perdonata, ed qui che il perdono diviene elemento cruciale dell’opera della salvezza e della predicazione del Messia. Secondo la Legge, vale a dire i dieci comandamenti contenuti nel vecchio testamento, solo Dio poteva concedere il perdono attraverso l’usanza istituita da Mosè, sotto ordine di Dio, di recarsi al tempio per sacrificare le offerte. Ma Dio concede il perdono anche in modi più diretti:
[14] se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, ricerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese. (Secondo libro delle Cronache 7:14)
Con la prima venuta di Cristo, sempre secondo la volontà del Padre, la remissione dei peccati, e quindi il perdono, ci rendiamo conto dell’infinita misericordia che Dio nutre verso i suoi figli. Ma i dottori della legge, i sacerdoti, sono di diverso avviso, infatti, quando si avvedono del perdono che il Messia elargiva ai peccatori come nel caso dell’adultera:
[10] Gesù, alzatosi, le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» [11] Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neppure io ti condanno; va’ e da ora in poi non peccare più». (Vangelo secondo Giovanni 8:10-11)
non riconoscendo Gesù Cristo come figlio di Dio e che ogni cosa che faceva era per volontà del Padre, essendo ancora nella mentalità della Legge, così discutevano tra loro:
[21] Allora gli scribi e i farisei cominciarono a ragionare, dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?» (Vangelo secondo Luca 5:21)
La predicazione del Messia va oltre dichiarando un cambiamento della liturgia con cui ci si avvicinava al Signore in preghiera. Ricordo a tal proposito come Egli proclama la fine di quei rituali durante l’incontro con la samaritana:
[21] Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. [22] Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. [23] Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. (Vangelo secondo Giovanni 4:21-23)
Cristo non sta abolendo la preghiera verso il padre, poiché é volontà del Padre la ricerca di tali adoratori e abbiamo già visto che ai discepoli che chiedevano di insegnarli a pregare insegnò loro la preghiera del Padre Nostro; Egli, in verità, sta spingendo il cristiano verso una nuova relazione con il Padre, una relazione fatta di sentimento autentico, intimo e personale, come testimoniano i seguenti versetti:
[5] «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. [6] Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. [7] Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. (Vangelo secondo Matteo 6:5-7)
Oltre a portare la buona notizia sulla rinascita spirituale basata sulla fede (Romani 10:13 Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato…), il perdono, la salvezza e la preghiera, Gesù pone termine a usi e costumi della tradizione essendo finito il loro tempo. Per questo il suo compiere opere miracolose nel giorno del sabato (shabbath), giorno in cui ai giudei era vietato fare qualsiasi cosa, persino cucinare, diviene forse la manifestazione più evidente, per mezzo del vangelo, della fine (compimento) della Legge Mosaica:
[10] Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». [11] Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». [12] Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». [13] Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. (Vangelo di Giovanni 10:10-13)
Ma Gesù chiarisce quale fosse la volontà del Padre riguardo alla Legge:
[17] «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento. (Vangelo secondo Matteo 5:17)
Durante la predicazione il Messia compì anche molti miracoli e tutti erano per la gloria del Signore. La resurrezione di Lazzaro, amico fraterno di Gesù, ne è la più gloriosa:
[41] Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. [42] Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». [43] Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» (Vangelo secondo Giovanni 11:41-43)
Concludo manifestando con un versetto di Giovanni la grandiosità dell’opera di Cristo:
[25] Or vi sono ancora molte altre cose, che Gesù ha fatte, le quali, se fossero scritte ad una ad una, io non penso che nel mondo stesso capissero i libri che se ne scriverebbero. Amen. (Giovanni 21:25)
