
Miracoli e demoni (1° parte).
In questa pagina dedicata alla predicazione del Messia, si è discusso in sintesi della rinascita spirituale per mezzo della fede, del perdono, della salvezza, della preghiera e delle tradizioni, senza approfondire però le seguenti due opere, il cui impatto sulle genti fu straordinario, e che tratteremo tra poco: i miracoli e la cacciata dei demoni.
Per il lettore che si è appena avvicinato alla figura di Gesù (lettore tipo per cui è stato scritto questo sito), aver notato che l’unico miracolo riportato nella pagina dedicata alla predicazione è quello della resurrezione di Lazzaro, potrebbe voler dire che Gesù non ha compiuto altri miracoli. Anzi! Ne compì di molti altri (e quest’opera continua ai giorni d’oggi). E intendiamo parlarne ora. Queste opere miracolose del Messia sono così importanti che meritano un’indagine a parte e non me ne vogliate se in qualche punto il discorso non sarà del tutto lineare poiché questi due aspetti, i miracoli e lo scacciare i demoni, si intrecciavano anche durante la predicazione del Messia. Andiamo per ordine. Durante la sua predicazione, vale a dire mentre andava di villaggio in villaggio per tutta la Galilea, Gesù Cristo incontra molti ammalati e molti indemoniati; nella maggioranza dei casi sono loro, gli ammalati, che, avendo riconosciuto Gesù Cristo, poiché la sua fama di guaritore si era sparsa per la Galilea, gli si avvicinavano per chiedere guarigione.
[12] E mentre entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci uomini lebbrosi, i quali si fermarono a distanza [13] e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» [14] Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. (Vangelo secondo Luca 17:12-14)
L’evangelista Matteo ci narra di un episodio simile e anche in questo caso vanno da Gesù a chiedere guarigione:
[5] Quando Gesù fu entrato in Capernaum, un centurione venne da lui, pregandolo e dicendo: [6] «Signore, il mio servo giace in casa paralitico e soffre moltissimo». [7] Gesù gli disse: «Io verrò e lo guarirò». [8] Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.» … [13] Gesù disse al centurione: «Va’, ti sia fatto come hai creduto». E il {suo} servitore fu guarito in quella stessa ora. (Vangelo secondo Matteo 8:5-6,13)
Il comportamento di Gesù Cristo in questi eventi riguardanti la predicazione mostrano l’infinita misericordia che il Padre (Gesù compie sempre la volontà del Padre) ha verso gli uomini; Egli non si tira mai indietro e non pregiudica gli ammalati, giudei, pagani, romani, sono tutti ugualmente meritevoli della grazia di guarigione. Nei versi successivi assistiamo ad un altro aspetto della relazione che Dio ha con l’uomo e di come Egli gli si accosta. Vediamo qui proprio un padre che offre aiuto rispettoso a suo figlio, lasciandolo libero nelle sue decisioni:
[47] Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!» [48] E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» [49] Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». [50] Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. [51] E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io recuperi la vista». [52] Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». In quell’istante egli recuperò la vista e lo seguiva per la via. (Vangelo secondo Marco 10:47-52)
Qui assistiamo, oltre alla libertà di scegliere, libertà che Dio ha concesso all’uomo fin dal principio (parlo del libero arbitrio), all’intreccio tra fede e guarigione, alla dinamica attraverso cui il miracolo diviene un fatto concreto, un evento ritenuto ragionevolmente impossibile, si materializza, si manifesta. Gesù non spiega tale dinamica, e d’altronde come potremmo noi uomini comprendere pienamente le leggi spirituali? Ma attraverso i resoconti degli evangelisti, possiamo giungere a nuove conoscenze spirituali e testimoniare la gloria del Signore. I miracoli di Gesù erano possibili, e lo vediamo in tutto il Vangelo, solo attraverso la fede. Gesù stesso lo dichiara: non sono io che ti ho salvato, guarito, miracolato, ma è la fede del cieco (in questo caso), del centurione (nel caso precedente). Possiamo dire che la fede è come un ponte, la fede ci permette di attraversare un vuoto spirituale per giungere ad una pienezza spirituale, una pienezza dove tutto è possibile. Abbiamo però un altro insegnamento nel miracolo di Bartimèo (il cieco): Gesù ci sta dicendo che bisogna essere consapevoli del nostro stato per meritare la grazia (Bartimèo sapeva, era consapevole di essere cieco, e voleva guarire da questo stato di cecità). Nel miracolo del centurione il focus dell’insegnamento è sull’umiltà: il centurione si dichiara indegno di ricevere Gesù sotto il suo tetto. I versi seguenti sono un ulteriore testimonianza riguardo la centralità nel messaggio messianico della fede personale (che è poi fede in Cristo, credere a Cristo mandato da Dio per la nostra salvezza dalla morte del peccato e alla sua resurrezione, Romani 10:9):
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». 29E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
30E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: «Chi mi ha toccato?»». 32Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». (Vangelo secondo Marco 5:25-30)
Assistiamo in questi versi ad una guarigione senza l’intervento di Gesù. Gesù non chiede, il malato non chiede, tutto avviene con un tocco della veste. Ma attenzione! La veste di Gesù non ha nessuna dote miracolosa, come verrebbe da credere, e molti cristiani purtroppo credono che reliquie ed oggetti sacri abbiano potere taumaturgici. Niente affatto, facciamo attenzione poiché queste forme di credenze sono considerate idolatrie! E’ sempre una questione di fede e anche qui Gesù lo ricorda alla donna, come a noi: è la fede che permette il miracolo della guarigione. Lì dove i dottori avevano fallito (la scienza degli uomini) la fede in Cristo ha vinto. Passiamo ai demoni. Agli indemoniati Gesù non chiede se intendano essere liberati, le persone, sotto l’influenza e la possessione dei demoni, non sono in grado di esprimersi liberamente. L’indemoniato è soggiogato da queste entità malefiche e la sua volontà è annullata (il Padre invece mette la volontà dei figli al primo posto), per questo, nella maggioranza dei casi, il Messia si rivolge direttamente ai demoni. Cristo non dialoga con i demoni, non si intrattiene con loro, Egli li comanda. Il Padre, che nell’antico testamento è chiamato Jahvè o Iahvè, è spesso denominato come il “Signore degli eserciti del cielo” o anche “Il Signore degli eserciti”. Apriamo una breve parentesi. Tutti noi conosciamo frasi come “La lotta tra il bene e il male” e altre simili che suggeriscono alla nostra immaginazione l’esistenza di una lotta, una battaglia tra due forze contrapposte e la letteratura è zeppa di autori e registi che si sono avventurati su questo argomento. Bene, così come abbiamo messo in evidenza in questa pagina la realtà giuridica della Creazione di Dio, e il buon cristiano deve prenderne assolutamente atto, si abbisogna, ora, che prenda atto anche che questa “Lotta tra il bene e il male”, non è letteratura e i film non la raccontano per nostro diletto, ma è vera, esiste. La guerra tra il bene e il male, che si combatte con tanto di eserciti da una parte e dall’altra, e di armi fisiche e spirituali, è una realtà onnipresente nella storia della Creazione e quindi dell’umanità. Questa è la spiegazione per cui assistiamo continuamente a guerre e conflitti di nazione contro nazione e popoli contro popoli. Questa guerra Iniziò nel giardino dell’Eden, subito dopo che Satana indusse Eva e Adamo a disubbidire, allora Dio lo maledisse:
14 Allora il Signore Iddio disse al serpente: Perciocchè tu hai fatto questo, sii maledetto sopra ogni altro animale, e sopra ogni altra bestia della campagna; tu camminerai in sul tuo ventre, e mangerai la polvere tutti i giorni della tua vita. 15 Ed io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di essa; essa progenie ti triterà il capo e tu le ferirai il calcagno. (Genesi 3:15)
Ritornando ai demoni Marco ci mostra il potere e il comando che Dio ha sull’esercito nemico:
[2] Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, [3] il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena.…[6] Quando vide Gesù da lontano, corse, gli si prostrò davanti [7] e a gran voce disse: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi». [8] Gesù, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!» [9] Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli gli disse: «Il mio nome è Legione, perché siamo molti». (Vangelo secondo Marco 5:2-3,6-9)
Nei passi che seguono del vangelo di Luca vediamo un Gesù alle prese con una malattia che, per quell’epoca, era considerata una possessione demoniaca: l’epilessia. Gesù qui mostra come la compassione di Dio Padre può sollevare da ogni sofferenza (che sia di origine demoniaca o meno, non importa):
37 OR avvenne il giorno seguente, che, essendo scesi dal monte, una gran moltitudine venne incontro a Gesù. 38 Ed ecco, un uomo d’infra la moltitudine sclamò, dicendo: Maestro, io ti prego, riguarda al mio figliuolo; perciocchè egli mi è unico. 39 Ed ecco, uno spirito lo prende, ed egli di subito grida; e lo spirito lo dirompe, ed egli schiuma; e quello a fatica si parte da lui, fiaccandolo. 40 Ed io ho pregati i tuoi discepoli che lo cacciassero, ma non hanno potuto. 41 E Gesù, rispondendo, disse: O generazione incredula e perversa, infino a quando omai sarò con voi, e vi comporterò? Mena qua il tuo figliuolo. 42 E come egli era ancora tra via, il demonio lo diruppe, e lo straziò. Ma Gesù sgridò lo spirito immondo, e guarì il fanciullo, e lo rendè a suo padre. (Luca 9:37-42)
Leggendo bene i passi precedenti rileviamo che nessun spirito esce dal ragazzo, Gesù sta sgridando la malattia (a testimonianza che il Padre gli ha sottoposto ogni cosa della terra) ma leggiamo cosa aggiunge l’evangelista Marco nel riportare il medesimo episodio:
23 E Gesù gli disse: Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede.
24 E subito il padre del fanciullo, sclamando con lagrime, disse: Io credo, Signore; sovvieni alla mia incredulità. (Marco 9:23-24)
